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Alcuni di noi hanno problemi intestinali, Carlo decide di prendere un giorno per far un buon acclimatamento in quota. Leo prende e sale da solo al monastero sulla montagna che abbiamo di frontre a 3900, mentre i 5 del gruppo che stanno meglio, saliamo a Muktinath, fermandoci ai  3400 metri nei pressi di una casa, con  bar e negozio appresso, dove prendiamo un te. Si rientra alle tende per pranzo, è stata scaldata l’acqua per delle doccie, ognuno provvede con con la sua brocca d’acqua calda a lavarsi all’aperto, uno per volta in un angolo predisposto, un pentolone di acqua. Cena al campo base con canti e balli nepalesi e con canzoni popolari italiane, fra le più popolari.

 

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Ci si sveglia al canto del gallo con una tazza di te caldo e una brocca di acqua calda che troviamo davanti della cameretta del lodge, distribuiti  dallo staff. Il nuovo pulmino non è ancora arrivato, dopo colazione inziamo ugualmente a camminare su per un sentiero sterrato, dopo pochi raggiunti quasi subito dal nuovo mezzo, a bordo del quale arriviamo a Jompson: davanti a noi ecco l’Annapurma, con le sue quattro cime  A1 A2 A3 A4, tutte oltre gli 8000, tutte bianche immacolate e grandi ghiacciai che scendono dalle cime. Cerchiamo la casa, senza trovarla, dove hanno soggiornato Ymmi Hendrix e Mikhe Yagger, importante per i loro fans, poco per me. Un piccolo giro in città per conoscerla, vediamo dall’alto  l’aeroporto dove solo al mattino e non sempre, a causa dei venti e della corta pista, possono atterrare dei piccoli aerei a lato inizia il trekking vero e proprio. Lasciamo Yomson incamminandoci per Kasgeni lungo il letto del fiume Kali Kandaghi, dove si arriva per la prima notte in tenda, quasi campeggio. Cena con minestrone, pizza al  tonno, spaghetti al pomodoro e polpette di patate, tutto abbondante, nuova esperienza  positiva.

Alcune raccomandazioni da parte del capo guida :

1 – Girare sempre a destra attorno ai monumenti religiosi

2 – Non toccare mai i bambini e se si tocca qualcosa o qualcuno solo con la destra

3 – Siamo  ai 2900 mt di altitudine bisogna acclimatarsi bene .

 

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Come al solito, mi sveglio prima degli altri, esco solo per un giro nel parco a bordo lago, vicino alla guesthause, dove trovo molti abitanti che fanno ginnastica, diversi gruppi di bimbi si allenano sui prati facendo yudo e karate con i loro istruttori, alcune donne sono intente a lavare i loro sari e i vestiti direttamente nel lago, poi vestite entrano in acqua per il bagno. Un lunga passeggiata per tornare sulla strada alberata con grosse e vecchie piante, tipo spaccasassi, e tutte hanno  il primo tratto del tronco colorato, rosso e giallo a strisce, abbastanza curioso. Rientro per colazione con gli altri, e subito dopo carico degli zaini su un nuovo pulmino pronti per la partenza. Subito i primi problemi: lungo questo primo tratto di strada sterrata si deve superare un ponte su un torrente, neanche troppo largo, formato da leggere tavole di legno, che non sopporta il peso del mezzo, dobbiamo tutti scendere per alleggerirlo e poterlo superare, intorno al mezzo si radunano subito persone del posto con i loro animali, capre e cani. Ci si ferma per pranzo a Beni, roccaforte dei maoisti durante l’ultimo periodo della rivoluzione. Ora passiamo in un altro distretto e per entrare bisogna cambiare pulmino, queste sono le regole. La strada, si fa per dire, di nome ma non di fatto, corre a lato del grande fiume Kala Kandagy, a monte le alti pareti della montagna, a valle enormi scarpate precipitano sul fiume, a pochi centimetri dal bordo strada. Nuova fermata a Tatopani per un te, per sgranchirsi si scende sulle rocce del sottostante fiume, si riparte, ma dopo pochi kilometri, la strada è stata momentaneamente chiusa a causa di una frana, degli operai stanno facendo brillare i grossi massi con delle mine per liberarla e per il ripristino del fondo prima della riapertura; si sentono forte i colpi delle mine, come se fossero bombe, e un gran polverone, siamo a circa 2 kilometri dalla frana. Poco più avanti, ci fermiamo di nuovo, in un punto panoramico, per poter scendere a fiume ed osservare da sotto uno dei più grandi canyon del mondo, pareti che scendono dagli 8000 metri ai 2000 dove siamo ora. Passiamo una grande gola di questa vallata, ci si ferma per la notte al lodge di Ghasa, scarico  di ogni materiale dal pulmino, zaini compresi,  domani nuovo distretto e nuovo pulmino. Lo staff inizia a preparare la cena: un minestrone, antipasto di verdure fresche, secondo con riso e stufato, una sorpresa per Eugenia: oggi è il suo compleanno, lo chef, pur senza forno, ha preparato un torta. Si pasteggia con il raschi, bevanda a base di riso calda a 18 gradi, le guide cantano per noi canzoni nepalesi. Fuori piove e fa freddo, si comincia a vedere il Daulaghiri e il gruppo dell’Annapurna, due maestosi ottomila.

Gruppo è così composto: Carlo e Marco sono le nostre guide italiane, i due sposini di Arenzano, Raffaella e Leo, Eugenia e Carmen di Savona, Antonio il sardo, Sarah di Genova la più giovane del gruppo, Peter lo svedese, Clift l’americano, Sarah la ragazza cinese di  Hong Kong , Cristina la ragazza spagnola di Figueras, lei domani  inizierà  il circuito dell’Annapurna, da sola. Lo staff è composto da uno chef, da 5 aiutanti cuochi e da 6 tra guide e portatori. In totale siamo un gruppo di 25 persone, a cui poi si aggiuggeranno 14 asinelli e muli.

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Partenza per Pokhara con il nostro bus, attraversando il caotico traffico di Katmandhu, le sue periferie si distendono senza fine, paesaggio che cambia continuamente, passiamo attraverso profonde vallate a campi di riso. Si vede fare canyoning e rafting sul fiume, con acque vorticose penso turisti, stanno facendo rafting e canyoning, diversi bufali nelle risaie tirano l’aratro con le mondine nell’acqua intente al trapianto o alla pulizia dei campi coltivati a riso, come si faceva da noi molti anni fa. Si passa dai 1300 mt di Katmandu ai 300 mt delle risaie, si risale ai 900 di Pokahara incrociando e sfiorando pericolosamente autocarri e automobili, caldo e stancante. Si arriva nel tardo pomeriggio alla nepal guesthause, confortevole e con un bel giardino, ma il forte caldo umido e il lungo viaggio, si rimane frastornati. Ultimi acquisti dell’attrezzatura necessaria per il trekking, compreso il sacco lenzuola, si preparo lo zaino e depositiamo la valigia che resterà nella hall per tutto il trekking. Cena allo steck hause a base di carne, veramente buona. Questa notte sarò in camera con Clift, il ragazzo americano.

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Sveglia presto e due passi  da solo per Tamel, già pieno di gente, taxi e risciò tutti pronti ad offrire i loro servizi. Rientro alla guesthause per colazione con due uova, pane caldo, burro, marmellata e nepaltea. In bus si va a Pashupatinath, visita ai tempi indù con in corso la cremazione di alcuni cadaveri di persone morte, al termine le loro ceneri vengono gettate nel fiume sacro Bagnati. Visitiamo sulla collina, al di del fiume, alcuni templi induisti con il tridente, simbolo di Shiva, in varie forme e dimensioni,  in alcuni di essi è vietato entrare il cui ingresso è riservato solo agli induisti. A mezzogiorno siamo allo stupa di Bodhnath, il più grande tempio buddista del Nepal, a suo tempo posto al centro e all’incrocio delle più grandi vie carovaniere. File di bandiere delle preghiere sono stese al vento, scendono dalla cima del tempio ornando tutta  la piazza, a lato del tempio è in corso un processione per un funerale buddista, caratteristico accompagnato da molte persone, e tante donne con i sari dai molti colori. Si ritorna in ufficio per tea, di nuovo in giro per  Tamel attraversando i vicoli e stradine indescrivibili, piccoli mercatini sui marciapiedi dove si vende di tutto, arriviamo a Durban Square , principale piazza di Katmandhu dai meravigliosi templi. Un’occasione unica, irripetibile, è l’incontro con la cumari, la dea bambina, mentre stava rientrando alla sua casa, da dove esce pochissime volte, portata a spalla dentro una portantina, essa resta in carica fino all’arrivo delle sue prime mestruazioni, per poi andare alla ricerca di una nuova cumari. Durban Square era famosa negli anni 70 dove gli hippy da tutto il mondo vi si recavano, per il consumo libero delle droghe. Rientro a piedi alla guesthause con cena al ristorante.